Storia



Pezzo tratto dalla Rivista del Mendrisiotto dicembre 2014.

 

La Sezione di Chiasso al traguardo del settantesimo di fondazione

Primo Anello del soccorso

Nella catena di salvataggio sono il primo anello a intervenire per offrire un aiuto mirato a feriti e malati. I samaritani rappresentano quindi un punto di riferimento importante per la popolazione. La sezione samaritani di Chiasso ha festeggiato quest’anno – con una gita a Solferino, la dove è nata l’idea della Croce Rossa - il 70° di fondazione. E di acqua sotto i ponti, da quel 14 novembre 1944, ne è passata davvero tanta. Se da una parte anche i samaritani si sono dovuti adeguare alla tecnologia e hanno dovuto iniziare a fare i conti con la professionalizzazione del settore e la mancanza di ricambi, dall'altra hanno aperto delle interessanti sinergie che permettono di guardare al futuro con un velato ottimismo. Nella sede di via Valdani 4a ci accolgono Marino Römer, il presidente sezionale, Carla Stamm-Cavadini, già presidente per oltre 25 anni, e la memoria storica, e già membro del comitato centrale, Liliana Chiesa.

Cosa significa essere samaritano oggi? "Lo scopo dei samaritani – risponde Carla Stamm-Cavadini - è quello di istruire al primo soccorso. Ultimamente la richiesta principale è per il massaggio cardiaco, perché l’importanza del primo soccorso è fondamentale. Sono soprattutto le ditte a chiederci questo tipo di istruzione." La richiesta dei corsi, aggiunge Liliana Chiesa, è sicuramente aumentata, anche se oggi vengono altresì svolti professionalmente. Da noi,  invece, è tutto volontariato e la richiesta dell’intervento di primo soccorso dipende moltissimo dalla situazione geografica. A Chiasso o a Mendrisio l’ambulanza arriva in pochi minuti, ma per esempio, i samaritani di Cavergno o Sonogno devono ancora effettuare interventi di pronto soccorso perché, per questioni territoriali , l’arrivo dei sanitari non è cosi immediato.

Tra i corsi più frequentati, fa notare il presidente Marino Römer, “ci sono quelli per la patente: ne organizziamo una dozzina l’anno con una media di 160 partecipanti”.

I samaritani collaborano inoltre durante i prelievi di sangue e organizzano corsi di primi soccorsi per i bambini delle scuole elementari e medie: “Una richiesta che arriva direttamente dalle scuole. Organizziamo anche corsi di rianimazioni per i bambini che ci vengono chiesti dalle famiglie”.

Ma facciamo un passo indietro. Inizialmente l’attività dei samaritani era legata all'assistenza per i profughi. La nascita della sezione è legata a un avvenimento storico ben preciso (che ricostruiamo grazie al testo sui primi 25 anni della sezione redatto dalla fondatrice Anna Bernasconi Raimondi pubblicato dall'Almanacco di vita chiassese 1970). Nel settembre 1943 la Lombardia fu occupata dai tedeschi (…) Dai valichi circostanti, dai buchi praticati nella rete di demarcazione, affluivano nella cittadina di confine fiumane di profughi dalle fisionomie devastate, le menti disorientate, piagati, seminudi. Si ponevano tanti problemi di non facile soluzione: personale assistenziale, vettovagliamento, mestieri o, ricovero, disinfezione, internamento. E qui si rivelò la vera fisionomia dei chiassesi che risposero numerosi all'appello della Croce Rossa. I rifugiati furono fatti affluire al campo di calcio, ai magazzini delle ferrovie e perfino sotto il tunnel di via Novazzano, al riparo da un violento temporale. Anche il Lazzaretto vantò il suo triste record: in un solo giorno si sentirono dieci lingue e si contarono 16 nazionalità. Un anno dopo questi fatti, nel novembre 1944, venne fondata la Sezione samaritani di Chiasso. Alla direzione teorico-pratica vennero chiamati i compianti dott. Francesco Bernasconi quale presidente e direttore tecnico; Giuseppe Chiesa (‘I sciur Pepin) quale monitore coadiuvato dalle signore Elisa Borradori e Ameriga Camponovo. Pochi mesi dopo la loro nascita, con la fine del genocidio che sconquassò il mondo intero, i samaritani vennero chiamati al secondo  appuntamento con la storia. Il 10 aprile 1945 il rimpatrio, via Ginevra, di 1031 nizzardi deportati in Italia nel 1943, in seguito all'evacuazione della zona occupata dai tedeschi, segnava l’avvio della sequenza di convogli. Nel 1943 avevamo visto tanti occhi elettrizzati dal terrore della morte vista in faccia. Due anni dopo di nuovo quegli occhi pieni di un’altra paura determinata dallo sconforto: rifarsi tutto, dalla salute al mestiere, alla casa; risiedere sui banchi dell’Università, reinserirsi nella vita con i nervi corrosi dai patimenti e dalle deflagrazioni. E ancora si scorgevano mani tremanti, si incrociavano occhi arrugginiti dal presentimento di una fine prossima. Altre pupille appannate dallo sfibramento delle torture. In otto mesi furono assistiti più di 59mila rimpatriandi. A conclusione di questa doverosa parentesi storica, ricordiamo i presidenti che hanno traghettato i samaritani fino ai nostri interlocutori. Il dott. Francesco Bernasconi sostituito da Anna Raimondi Bernasconi. Dopo di lei tocco al dottor Enrico Mombelli e al dottor Franco Chiesa (figlio del sciur Pepin).

Detto dell’inizio, legato alla storia, quali sono stati i principali cambiamenti? ”Negli anni della mia presidenza – ci dice Carla Stamm-Cavadini - i corsi erano ben frequentati si trovavano parecchie signore disponibili perché la società era meno esigente. Oggi i corsi continuano a essere tanti, ma nella sezione restano poche persone”. Attualmente la sezione conta 44 samaritani. "Facciamo sempre più fatica a rinnovare i ranghi - annota Römer -. A fare i servizi sanitari siamo in nove, qualche anno fa eravamo una ventina”.

A mente di Liliana Chiesa, il cambiamento fondamentale è quello della ”professionalizzazione. Quante iniezioni siamo andati a fare quando lo Spitex non era professionalizzato? E quante persone abbiamo accompagnato ad ascoltare l’esito dal medico? Come sezione si faceva anche parecchio lavoro sociale. A turno, tutte le domeniche andavamo, inizialmente a piedi, a Castel San Pietro a rifare i letti perché sapevamo che le suore non volevano personale esterno. Curavamo anche i servizi pasti a domicilio domenicale per chi non aveva nessuno o non poteva muoversi da casa: questo ci faceva toccare con mano la realtà della persona malata che faceva fatica ad aprirti la porta”Un altro cambiamento va sicuramente cercato nelle tecniche di insegnamento, passate dalla lavagna alle diapositive e ai lucidi fino alla possibilità di effettuare parte del corso soccorritori direttamente con il computer.

Una figura importante della sezione samaritani è quella del monitore samaritano, “colui che insegna tutta la parte tecnica alla sezione e quindi dà le istruzioni di base a tutti i soci”, fa notare Liliana Chiesa. La nostra interlocutrice è entrata a far parte della sezione  nel 1955 e nel 1959 ha svolto il corso samaritano: “Allora c’era ancora una forte distinzione tra uomini e donne: le donne non potevano diventare monitrici prima dei 25 anni. Abbiamo dovuto chiedere un permesso speciale. Per coordinare tutto il Mendrisiotto c’erano degli istruttori uomini; le donne sono potute diventarlo solo dopo il dicembre 1968. Noi ticinesi non abbiamo però potuto farlo perché, per la neve, erano stati sbarrati sia il Sempione che il San Gottardo e non abbiamo potuto raggiungere Olten (dal 1975 il centro di formazione della Croce Rossa si trova a Nottwill), dove si tenevano le istruzioni di base”. Liliana Chiesa è diventata istruttrice cinque mesi dopo. Ancora oggi, continua il suo racconto, “quando ci sono delle novità gli istruttori vengono convocati a Nottwill dove ricevono l’istruzione che portano nelle sezioni. Ci sono le giornate obbligatorie cantonali per i monitori che generalmente si svolgono nelle caserme messe a disposizione dalla Confederazione. La nostra è insomma una scaletta completa di volontariato”.

Un volontariato che la sezione ha cercato di incentivare. “Abbiamo introdotto un rimborso di dieci franchi per i volontari che effettuano i picchetti - commenta il presidente -. Questo ha suscitato anche discussioni e critiche perché i volontari, in quanto tali, non dovrebbero essere pagati. L’incentivo è rivolto principalmente ai giovani, pensavamo che grazie a questo contributo arrivasse qualche volontario in più, ma ci siamo sbagliati”.

I samaritani si finanziano con i corsi, i servizi sanitari e l’organizzazione di una tombola annuale. Nella sezione c’è anche un gruppo di samaritane che, con dei cantori si ritrovano al centro diurno di Vacallo, organizzano pomeriggi di canto e tombole presso alcune case anziani del Mendrisiotto.

Il legame tra Chiasso e la sezione samaritani è solido. Il Municipio - che fornisce alla sezione un sussidio di mille franchi“ e con il quale abbiamo una collaborazione ottima”- ha messo a disposizione l’attuale sede di via Valdani 4a nel 1996. “In cambio - spiega ancora il presidente – svolgiamo turni domenicali in piscina. Questa sede è l’ideale, siamo al pianterreno e abbiamo tutto a disposizione. Cerchiamo di tenercela stretta anche se sembra essere piuttosto ambita”.

Come continuerà l’attività per i prossimi 70 anni? “E' una domanda difficile: finché avremo i monitori possiamo continuare con i corsi - risponde il presidente Römer -. Andiamo avanti a seguire l’evoluzione della Federazione svizzera. Abbiamo anche delle speranze concrete per il futuro della sezione visto che negli ultimi anni abbiamo formato nuovi samaritani”.

La sezione chiassese è anche aperta alle collaborazioni. Da un paio d’anni, in via sperimentale, il presidente, che ha un’esperienza ventennale quale soccorritore volontario, ha aperto un dialogo con il direttore del SAM, il Servizio autoambulanza del Mendrisiotto, Paolo Barro. ”Oltre a frequentare corsi di aggiornamento teorici e pratici insieme, lo scopo è di valutare se si riesce a coinvolgere gli oramai ex volontari del SAM nell'attività dei samaritani - argomenta Römer-. Se non ci conosciamo le due entità continueranno ad essere separate”. Attualmente nella sezione di Chiasso sono già impegnati dei soccorritori che hanno terminato la loro esperienza con l’ambulanza: ”Quando ero nel comitato direttivo, nella commissione tecnica e insegnante nell'allora Croce Verde, eravamo 45 volontari. Una dozzina sta continuando l’attività a Chiasso: ecco perché la nostra sezione è forse un pochino più interessante rispetto alle altre: l’esperienza ce la siamo fatta sulla nostra pelle: avendo già messo da parte il panico, riusciamo a infondere tranquillità e sicurezza anche agli altri samaritani. Lo scopo dell’insegnamento delle procedure durante il corso soccorritori è proprio quello di spiegare le prime cure che ti portano ad agire in un certo modo davanti a una determinata situazione. Questo per avere una reazione automatica, senza porsi troppe domande”.

Prisca Colombini  (rivista del Mendrisiotto dicembre 2014)